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20 aprile 2015

25 Aprile 1945 dalla Liberazione alla Costituzione

 Il 24 aprile del 1945 viene impartito l'ordine di insurrezione generale che conclude la lotta di liberazione.
"Nel mese di aprile del 1945 dall'Appennino tosco-emiliano all'arco alpino divampò l'ultimo atto della guerra di liberazione, i tedechi si arressero, Mussolini fu giustiziato, Hitler si uccise. La guerra era finita, dispersa per sempre era la tenebrosa notte del nazi-fascismo". (da doc. Archivio Luce)




2 giugno 1946 L'Italia ha scelto. link al video (Archivio Luce Il Ministero della Costituente)
La democrazia italiana inizia la sua gigantesca quanto ardua opera di ricostruzione materiale e morale con questa catastrofica eredità. Nessuno dovrà mai dimenticarlo per non diventare facile vittima della più  subdola diffamazione fascista.
I governi espressi dai comitati di liberazione nazionale intuirono che la salvezza dell'Italia era essenzialmente un problema politico: fondare una democrazia per chiamare il popolo tutto alle supreme responsabilità del nostro rinnovamento e della nostra difficile pace.
Il Ministero della Costituente affidato al socialista Pietro Nenni svolgeva una complessa preparazione  legislativa, informativa, economica, statistica, necessaria premessa al dibattito sulla nuova carta costituzionale italiana, mentre l'Assemblea Consultiva perfezionava e approvava la legge elettorale.
Il popolo comprese che fare politica significa difendere nei liberi dibattiti e nelle libere elezioni il proprio bilancio familiare, la propria vita e la vita dei propri figli.
Il 18 giugno la Suprema Corte di Cassazione convalida e proclama i risultati del referendum nazionale; l'Italia ha scelto e la scelta ha un nome: Repubblica.
Pacifiche manifestazioni si svolgono a Roma e nelle principali città italiane per salutare la Repubblica. Sul Campidoglio torna a sventolare la bandiera repubblicana. L'Assemblea Costituente elegge presidente il socialista Giuseppe Saragat. L'illustre giurista napoletano Enrico De Nicola viene eletto presidente della Repubblica.
Il Presidente ricorda che " la grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte, trasforma gli ostacoli in alimento di propositi e di azione, va incontro al suo certo avvenire. L'Italia rigenerata dal dolore e fortificata dai sacrifici riprenderà il suo cammino di ordinato progresso nel mondo perché il suo genio è immortale. Perché questa speranza possa diventare realtà l'Italia democratica ha una sola pacifica e formidabile arma: il lavoro, da cui trae ragione, forza e autorità ogni ordinata democrazia; il lavoro: unica ricchezza che nessuna pace per quanto iniqua potrà sottrarci, solo che il nostro pensiero si fermi sui nostri figli, verso i quali noi abbiamo una suprema responsabilità: risparmiare ad essi le nostre miserie, le nostre umiliazioni, le nostre sciagure e prepararli a diventare cittadini di una libera Italia in un mondo liberato. Questo vuole l'Italia democratica".


23 marzo 2014

Aldo Capitini


Aldo Capitini (Perugia, 23 dicembre 1899 – Perugia, 19 ottobre 1968) è stato un filosofo, politico, antifascista, poeta ed educatore italiano. Fu uno tra i primi in Italia a cogliere e a teorizzare il pensiero nonviolento gandhiano, al punto da essere chiamato il Gandhi italiano.
Nato in una famiglia modesta, Capitini si dedica dapprima agli studi tecnici per necessità economiche e, in seguito, a quelli letterari come autodidatta. La madre lavora come sarta e il padre è impiegato comunale, custode del campanile municipale di Perugia. Ritenuto inabile al servizio militare per ragioni di salute, non partecipa alla prima guerra mondiale. Dopo gli studi della scuola tecnica e dell'istituto per ragionieri, dai diciannove ai ventuno anni si dedica alla lettura dei classici latini e greci, studiando da autodidatta anche dodici ore al giorno, dando così inizio al suo lavoro ininterrotto di approfondimento interiore e filosofico.
L’antifascismo e la non violenza.
Nel 1929 Capitini critica aspramente il concordato con la Chiesa cattolica, perché riteneva che col concordato del 1929 la Chiesa avesse legittimato il potere di Mussolini, dimenticando le violenze squadriste e, in tal modo, lo sostenesse garantendo la sua moralità di fronte alla maggior parte della popolazione che riponeva fiducia nell'istituzione religiosa .

Il licenziamento dalla Scuola Normale di Pisa perché è antifascista.
Nel 1930 viene nominato segretario della Normale di Pisa, ma poco dopo viene licenziato perché rifiuta di iscriversi al partito fascista. Durante il periodo trascorso a Pisa, Capitini matura la scelta del vegetarianismo come conseguenza della scelta di non uccidere.
A questo punto Capitini torna a Perugia nella casa paterna, vivendo di lezioni private. Nel periodo di tempo tra il 1933 e il 1934 compie frequenti viaggi a Roma, Firenze, Bologna, Torino e Milano per incontrare numerosi amici antifascisti e intessere in questo modo una fitta rete di contatti.
Nel gennaio del 1937 presso l'editore Laterza di Bari pubblica gli
Elementi di un'esperienza religiosa. In poco tempo gli Elementi diventano uno tra i principali riferimenti letterari della gioventù antifascista.
Nel 1937 nasce il
Movimento Liberalsocialista. Alle attività del movimento collaborano, tra gli altri, Ugo La Malfa, Pietro Amendola, Norberto Bobbio e Pietro Ingrao. Capitini per liberalismo intende il libero sviluppo personale, la libera ricerca spirituale e produzione di valori. Il socialismo è invece nei suoi intendimenti la realizzazione nel lavoro, l'assistenza fraterna dell'umanità lavoratrice soggetto corale della storia.

Gli arresti.
Nel febbraio 1942 la polizia fascista effettua una retata nel corso di una riunione del gruppo dirigente liberalsocialista, in seguito alla quale Capitini e gli altri partecipanti alla riunione vengono rinchiusi nel carcere fiorentino delle Murate. Dopo quattro mesi Capitini viene rilasciato.
Nel maggio 1943 Capitini viene nuovamente arrestato, questa volta nel carcere di Perugia, e viene definitivamente liberato col 25 luglio.

I COS (Centri di orientamento sociale) : autogoverno e decentralizzazione del potere.
Nel 1944 Capitini cerca di realizzare un primo esperimento di democrazia diretta e di decentralizzazione del potere, fondando a Perugia il primo Centro di Orientamento Sociale (COS), un ambiente progettuale e uno spazio politico aperto alla libera partecipazione dei cittadini, uno «...spazio nonviolento, ragionante, non menzognero», secondo la definizione data dallo stesso Capitini. Durante le riunioni del COS i problemi di gestione delle risorse pubbliche vengono discussi liberamente assieme agli amministratori locali, invitati a partecipare al dibattito per rendere conto del loro operato e per recepire le proposte dell'assemblea, con l'obiettivo di far diventare "tutti amministratori e tutti controllati". A Partire da Perugia, i COS si moltiplicano in diverse città d'Italia: Ferrara, Firenze, Bologna, Lucca, Arezzo, Ancona, Assisi, Gubbio, Foligno, Teramo, Napoli e in moltissimi altri luoghi.
I Centri di Orientamento Sociale si sono diffusi sul territorio nazionale, scontrandosi tuttavia con l'indifferenza della sinistra e con l'aperta ostilità della Democrazia Cristiana, che impediscono l'affermazione su scala nazionale dell'autogoverno e della decentralizzazione del potere sperimentati con successo nelle riunioni dei COS.
Nel secondo dopoguerra Capitini diventa rettore dell'università per stranieri di Perugia, un incarico che sarà costretto ad abbandonare a causa delle fortissime pressioni della locale Chiesa cattolica. Si trasferisce a Pisa, dove ricopre il ruolo di docente incaricato di filosofia morale presso l'università degli Studi.

L’obiezione di coscienza.
Nel 1948 il giovane Pietro Pinna, dopo aver ascoltato Capitini in un convegno promosso a Ferrara dal movimento di religione, matura la sua scelta di obiezione di coscienza: è il primo obiettore del dopoguerra. Dopo l'arresto di Pinna, Capitini promuove una serie di attività per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza, convocando a Roma nel 1950 il primo convegno italiano sul tema.
Il Centro per la nonviolenza e la Società vegetariana italiana.
Nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell'uccisione di Gandhi, Capitini promuove un convegno internazionale e fonda il primo Centro per la nonviolenza.
Il 12 settembre del 1952 Capitini organizza a Perugia un convegno su La nonviolenza riguardo al mondo animale e vegetale e – insieme a Edmondo Marcucci, autore di Che cos'è il vegetarismo e come Capitini mai iscritto al partito fascista – fonda la prima organizzazione nazionale di coordinamento delle tematiche del vegetarianismo, la "Società vegetariana italiana".

I COR (Centri di orientamento religioso) e la religione aperta.
Sempre nel 1952 Capitini affianca ai Centri di Orientamento Sociale il Centro di Orientamento Religioso (COR). Il COR è uno spazio aperto, in cui trova espressione la religiosità e la fede di tutte le persone, i movimenti e i gruppi che non trovavano posto nel Cattolicesimo preconciliare. Lo scopo dei COR era quello di favorire la conoscenza delle religioni diverse dalla cattolica, e di stimolare i cattolici stessi ad un approccio più critico e impegnato alle questioni religiose. La Chiesa locale vieta la frequentazione del Centro di Orientamento Religioso, e quando nel 1955 Capitini pubblica Religione Aperta il libro viene immediatamente inserito nell'Indice dei libri proibiti. Nonostante l'opposizione delle alte gerarchie ecclesiali, Capitini stabilisce ugualmente degli efficaci rapporti di collaborazione con alcuni cattolici come Don Lorenzo Milani e Don Primo Mazzolari.
La Marcia per la Pace di Assisi
Domenica 24 settembre 1961 Capitini organizza la Marcia per la Pace e la fratellanza dei popoli, un corteo nonviolento che si snoda per le strade che da Perugia portano verso Assisi, una marcia tuttora proposta con cadenza annuale dalle associazioni e dai movimenti per la pace. In questa occasione viene per la prima volta utilizzata la Bandiera della pace, simbolo dell'opposizione nonviolenta a tutte le guerre. Capitini descrive l'esperienza della marcia nel libro Opposizione e liberazione: «Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia».
Il potere di tutti e l ‘omnicrazia.
Negli ultimi anni della sua vita Capitini fonda e dirige un periodico intitolato Il potere di tutti, sviluppando i principi di quella che lui definì "omnicrazia", la gestione diffusa e delocalizzata del potere da lui contrapposta al centralismo dei partiti. In questi anni Capitini promuove anche il Movimento nonviolento per la Pace e il mensile "Azione nonviolenta", l'organo di stampa del movimento, che attualmente viene pubblicato a Verona.
Il 19 ottobre 1968 Aldo Capitini muore circondato da amici e allievi.
Aldo Capitini si definiva un "religioso laico". I suoi ideali erano la non violenza, il liberalsocialismo, l'omnicrazia.

(fonte wikipedia voce Aldo Capitini)

02 marzo 2014

LA COSTITUZIONE ITALIANA


La bandiera della Pace


Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo (in Giorno dopo giorno)

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Prezi sulla Costituzione italiana I principi fondamentali (articoli 1-12) a cura della classe 2AL a.s.2012-13




Diritti e doveri dei cittadini italiani (articoli 13-54)
La Parte I della Costituzione italiana Diritti e doveri dei cittadini regola i diritti civili, sociali, economici e politici e i doveri dei cittadini.
I diritti civili sono i diritti di cui godono tutti i cittadini di uno Stato in quanto tali. Sono i diritti riconosciuti dall'ordinamento giuridico come fondamentali, inviolabili e irrinunciabili (dunque non suscettibili di compressione da parte dello Stato), i quali assicurano all'individuo la possibilità di realizzare pienamente sé stesso (articoli da 13 a 28).

Per diritti sociali si intende il complesso delle tutele e dei servizi erogati dallo Stato e dagli enti locali al fine di garantire una rete di protezione sociale: istruzione, sanità, pensioni, previdenza sociale (in caso di malattia, gravidanza, disoccupazione), servizi socio-assistenziali (per bambini e ragazzi senza famiglia, anziani, malati cronici e disabili) (articoli da 29 a 34).

Per diritti economici si intende il complesso dei diritti del  lavoro e  dei diritti riconosciuti dalla legge ai lavoratori nei confronti del datore di lavoro, anche con riferimento alla correttezza delle relazioni sindacali (articoli da 35 a 47).

I diritti politici  sono i diritti che rendono possibile a tutti i cittadini, in posizione paritaria, la partecipazione alla vita politica dello Stato (per es. il diritto di voto) e l'esercizio di cariche pubbliche (per es. il diritto di accesso ai pubblici uffici) nelle forme e attraverso gli istituti predisposti dall'ordinamento giuridico (articoli da 48 a 54).

La cittadinanza.

La Costituzione Italiana riguarda i  cittadini italiani.
Per cittadinanza si intende la condizione di appartenenza di un individuo a uno Stato, con i diritti e i doveri che tale relazione comporta secondo i modi stabiliti dalla Costituzione.

La cittadinanza italiana è basata principalmente sullo "ius sanguinis" (diritto di sangue) per il quale  il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è cittadino italiano ed  è regolata attualmente dalla legge 5 febbraio 1992, n.91.
In alcuni paesi (Francia, Stati Uniti) si è cittadini se si nasce nel paese anche se i genitori non sono cittadini, in questo caso si parla di "ius soli" (diritto di suolo).
In Italia lo ius soli viene applicato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non possono acquisire  la cittadinanza dei genitori.

Ius sanguinis: è cittadino chi è figlio di padre e/o madre già cittadini dello Stato.
Ius soli: è cittadino chi nasce sul territorio dello Stato di cui diviene cittadino.


Secondo la legge 91 del 1992 la cittadinanza italiana si può  acquistare  
per matrimonio: quando uno straniero o apolide si unisce in matrimonio con un cittadino italiano.
per residenza: quando lo straniero risiede in Italia per un tempo determinato, che va dai tre ai dieci anni, regolato dalla legge.
per acquisto automatico: i figli minori di stranieri che acquistano la cittadinanza italiana se convivono con i/il genitore.
scelta della cittadinanza: lo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler scegliere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data. (fonte : Ministero dell'Interno legge 91)

L'Assemblea della Camera ha approvato il 13 ottobre 2015 un testo unificato in materia di cittadinanza. Il testo è in attesa di essere esaminato dal Senato.


La riforma della legge sulla cittadinanza fonte: www.camera.it
4 dossier, 1 risorsa web
18/07/2017
L'Assemblea della Camera ha approvato il 13 ottobre 2015 un testo unificato in materia di cittadinanza, che è stato trasmesso al Senato, dove è attualmente all'esame (A.S. 2092). La proposta si concentra sulla questione fondamentale della tutela dell'acquisto della cittadinanza da parte dei minori, apportando a tal fine alcune modifiche alla legge sulla cittadinanza (legge 5 febbraio 1992, n. 91). La novità principale del testo consiste nella previsione di una nuova fattispecie di acquisto della cittadinanza italiana per nascita (c.d. ius soli) e nell'introduzione di una nuova fattispecie di acquisto della cittadinanza in seguito ad un percorso scolastico (c.d. ius culturae).


In particolare, acquista la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente o in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (cd. ius soli).

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.

Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l'interessato può:

rinunciare alla cittadinanza acquisita, purchè sia in possesso di altra cittadinanza, ovvero;
fare richiesta all'ufficiale di stato civile di acquistare la cittadinanza italiana, ove non sia stata espressa dal genitore la dichiarazione di volontà.
La seconda fattispecie di acquisto della cittadinanza riguarda il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, ai sensi della normativa vigente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso (c.d. ius culturae).

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell'interessato.

Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l'interessato può:

rinunciare alla cittadinanza acquisita, purchè sia in possesso di altra cittadinanza, ovvero:
fare richiesta all'ufficiale di stato civile di acquistare la cittadinanza italiana, ove non sia stata espressa dal genitore la dichiarazione di volontà.
Oltre a queste ipotesi, che configurano un diritto all'acquisto della cittadinanza, la proposta introduce un ulteriore caso di concessione della cittadinanza (cd. naturalizzazione), che ha carattere discrezionale, per lo straniero che ha fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, ivi legalmente residente da almeno sei anni, che ha frequentato regolarmente, ai sensi della normativa vigente, nel medesimo territorio, un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica professionale. Tale fattispecie dovrebbe, in particolare, riguardare il minore straniero che ha fatto ingresso nel territorio italiano tra il dodicesimo ed il diciottesimo anno di età.

Tra le ulteriori disposizioni della proposta, si prevede infine l'esonero per le istanze o dichiarazioni concernenti i minori dal pagamento del contributo previsto attualmente dalla legge per le richieste di cittadinanza.

E' stata inoltre dettata una disciplina transitoria: coloro che abbiano maturato i requisiti per l'acquisto iure culturae prima dell'entrata in vigore della legge e abbiano già compiuto i 20 anni di età (termine previsto dalla legge per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza), possono fare richiesta di acquisto della cittadinanza entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge, purché residenti in Italia da almeno 5 anni; l'acquisto è escluso nel caso in cui l'interessato sia stato destinatario di provvedimenti di diniego della cittadinanza per motivi di sicurezza della Repubblica o di provvedimenti di espulsione per i medesimi motivi. Resta ferma l'applicazione della normativa a coloro che abbiano maturato i requisiti per l'acquisto iure soli o iure culturae prima dell'entrata in vigore della legge e non abbiano compiuto i 20 anni di età.
A questi link: informazioni e approfondimenti: Camera dei deputati: la riforma della legge sulla cittadinanza  

Per non dimenticare 
 L'articolo XII delle Disposizioni finali e transitorie stabilisce:
È vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito fascista.


Dal Prezi sulla Costituzione: L'Assemblea Costituente, I diritti inviolabili, Storia dell'articolo III, Lo Statuto dei lavoratori, Frase di Piero Calamandrei, Articolo X, Articolo XI, Il tricolore e la bandiera europea.


L’assemblea costituente
L’assemblea costituente fu l’organo istituito per la stesura della Costituzione Italiana.
I 556 deputati dell’assemblea vennero eletti attraverso il voto dei cittadini italiani maggiorenni (allora a 21 anni), sia maschi che femmine, nello stesso giorno del referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica, il 2 giugno 1946.
Il 25 giugno 1946 si insediò l’Assemblea Costituente, con Giuseppe Saragat alla presidenza, nel palazzo di Montecitorio e continuò i suoi lavori fino al 31 gennaio 1948.
Al suo interno venne nominata una Commissione per la Costituzione, composta da 75 membri, con l’incarico di stendere il progetto generale della costituzione, a sua volta suddivisa in tre sottocommissioni:
1.Diritti e doveri dei cittadini, con Umberto Tupini alla presidenza
2.Organizzazione costituzionale dello Stato, con Umberto Terracini
3.Rapporti economici e sociali, con Gustavo Ghidini
A coordinare i lavori delle tre commissioni e redigere la costituzione fu il Comitato di redazione dei diciotto. Il testo finale della Costituzione fu definitivamente approvato il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

I diritti inviolabili
Nel periodo della stesura della Costituzione Italiana si iniziò a lavorare anche alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo approvata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, punto d'arrivo di un lungo percorso iniziato circa 200 anni prima con la rivoluzione civile americana e quella francese. Tra i diritti inviolabili riconosciuti dall’art. 2 della Costituzione troviamo: la libertà di comunicazione, l’inviolabilità del domicilio, la libertà religiosa, la sanità, la libertà sindacale e il diritto di sciopero.

L’articolo 3
L’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; pertanto ha come scopo la promozione dell’uguaglianza e delle pari opportunità per tutti i cittadini.
Quando, nel 1946, iniziarono i dibattiti alla Assemblea Costituente, l’Italia era appena uscita dalla seconda guerra mondiale, il paese era parzialmente distrutto, il popolo viveva in una situazione difficile, tra la speranza di una rinascita e la paura di non farcela. I diritti erano davvero pochi, così come le tutele sociali. Si sentiva quindi il bisogno di affermare, nella Carta fondamentale, che l’obiettivo della Repubblica sarebbe stato quello di aiutare tutti i cittadini a raggiungere un regime di vita dignitoso, nel rispetto di tutte le individualità.
A distanza di oltre sessanta anni possiamo senz’altro dire che di progressi verso la piena uguaglianza ce ne sono stati ma che ancora oggi lo spirito guida di questa parte della Costituzione non è del tutto pienamente attuato. Molti sono ancora i cittadini di ‘serie B’, diversi i diritti non pienamente acquisiti.
Il cammino è lungo ed impervio ma lo Stato Italiano continua a combattere queste diversità e credere in questi obbiettivi perchè, come dice lo stesso articolo, “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Lo Statuto dei lavoratori
L’idea della creazione di uno Statuto iniziò a circolare nel 1948 e fu presentata una bozza durante un congresso della CGIL nel 1952 che però fu subito accantonata.
Nel 1962 Aldo Moro fece presente l’esigenza di uno Statuto che tutelasse i lavoratori.
L’11 dicembre 1969 la legge passò l’esame del Senato e il 14 maggio il testo fu approvato dalla Camera dei deputati. Così lo Statuto dei lavoratori, che una volta approvato venne chiamato legge numero 300, entrò in vigore il 20 maggio 1970 a difesa dei lavoratori italiani.

Piero Calamandrei, Discorso sulla costituzione agli studenti di Milano, 1955
In questa Costituzione [...] c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli.

L’articolo X
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

L’articolo XI
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internzionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

La bandiera italiana
Il 17 marzo del 1861 con la nascita del Regno d'Italia, il tricolore viene adottato come bandiera nazionale e nel 1946, a seguito del risultato del referendum nazionale che sancisce la nascita della Repubblica, viene eliminato lo stemma sabaudo. La descrizione della bandiera nazionale è riportata in un articolo della costituzione per evitare che qualsiasi maggioranza politica abbia la possibilità di alterare la bandiera inserendo simboli che richiamano un'ideologia.

Il 25 settembre 1953 il comitato consultivo adottò quale proposta di bandiera da proporre ai rappresentanti dei governi il vessillo con 15 stelle dorate disposte in cerchio su campo blu.

La scelta del numero delle stelle non soddisfaceva però la Germania in quanto uno dei 15 membri dell'organizzazione nel 1953 era il territorio della Saar, non ancora reso dai francesi alla Germania. L'ipotesi di 14 stelle fu bocciata per analoghi motivi avanzati da parte francese ed il numero tredici fu scartato anche per ragioni di superstizione, visto che è inteso negativamente in vari paesi europei. Quindi vene scelto il numero dodici a indicare l'armonia e la solidarietà che dovrebbero caratterizzare i rapporti tra i paesi europei.


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