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01 maggio 2015
23 aprile 2015
Sceneggiatura: Storia di Fauitan di Arianna Piuri
FOTO PRIMO PIANO Sono
Fauitan. Sono nigerina. Sono nata nel villaggio di
di contadini di Bala
Bèrim, sulle rive nigerine del
lago Ciad. La mia storia di migrante cominciò il giorno in cui io e
i miei fratelli decidemmo di partire per Tripoli in un periodo in cui
la Libia era ancora un miraggio per tanti africani.
FOTO NIGER Dal Niger si
scappa da sempre. E’ un paese flagellato dalla povertà e dalla
mancanza di acqua.
FOTO ROTTA MIGRATORIA Il
viaggio verso la capitale libica cominciò su un camion che ci portò
ad Agadez.
FOTO CAMION La rotta dei
migranti attraversa il Niger e congiunge l'Africa centrale alla Libia
seguendo un antico tragitto carovaniero.
FOTO URLO DESERTO Una volta
in Libia i migranti vengono sfruttati senza pietà dagli uomini
armati dei vari clan che, li derubano, li stuprano, li rapiscono per
poi ricattare le famiglie o gli amici.
FOTO CAMION DESERTO 2 Attraverso
il deserto si prosegue verso Tripoli. Nelle traversate del Sahara la
vita è appesa a un filo. Se il camion va in panne o si insabbia, o
l’autista decide di abbandonare i passeggeri, è finita. Per
chilometri non c’è altro che sabbia. Muoiono decine di persone
ogni giorno. E’ qui che inizia il mio viaggio, nella sabbia rovente
del deserto africano.
FOTO MILIZIANI Arrivai a
Tripoli proprio quando i cambiamenti degli scenari internazionali e
la paura di un’invasione di disperati spinse l’Europa a chiedere
ai libici una collaborazione che garantisse garantire la sicurezza
del Vecchio Continente. Un’emergenza sicurezza che giustificò, e
giustifica ancora oggi, la “pulizia“ degli illegali.
FOTO MISERO ALLOGGIO Venni
rapita dal mio misero alloggio durante un raid e fui così testimone
degli orrori dei centri di detenzione libici gestiti dai “Katiba”
, le brigate di militari.
FOTO KATIBA
FOTO HANGAR Venni portata
nel campo di Tobisha e segregata insieme a centinaia di persone in un
hangar rovente. Le condizioni di vita erano indegne violente e
umilianti
FOTO DONNE SOMALE Incontrai
qui alcune donne somale. Erano state riportate in Libia da una nave
croata, dopo alcuni giorni di deriva nel Mediterraneo. Mi
raccontarono di essere fuggite dal campo Boushada.
FOTO CELLE BOUSHADA Dissero
che era un inferno in cui i migranti venivano rinchiusi in celle
piccole e molto calde da cui uscivano solo per i lavori forzati. Ogni
tanto qualche giovane ragazza veniva portata negli alloggi dei
militari.
FOTO ABUSO Se era fortunata,
ritornava, ma non era più
la stessa.
FOTO OMBRE Purtroppo
questa sorte toccò anche a me. Insieme ad altre 18 ragazze venni
condotta a Boushada e qui cominciò il mio inferno di abusi e
violenze.
LIBERTA’ Un giorno nel
campo ci fu un’incursione di ribelli che liberarono una parte dei
prigionieri. Io ero una di loro.
Scampata a quell’orrore, riuscii in tutti i modi che
conoscevo, anche non leciti, a trovare i soldi che servivano per il
viaggio. Volevo arrivare in Italia. Se fossi rimasta in Africa sarei
morta.
BARCONE Questo viaggio fu
una tortura. Ci ‘’buttarono’’ su un barcone fatiscente. Si
moriva. Persi molti dei miei compagni. Il dolore era insopportabile.
MANI Quando la morte sfiora
le persone e le accomuna in un unico destino, le rende un’ unica
famiglia. Morirono in quaranta quella notte e altri 20 morirono la
notte successiva. Per un attimo avrei voluto morire anch’io e
dimenticare tutto. Invece il destino mi portò in salvo.
LUOGO AFFOLLATO Una volta in
Italia la vita non fu facile. Al centro di accoglienza per un attimo
mi sentii quasi come in Libia. Lo spazio era poco e noi tantissimi.
Però nessuna violenza, niente botte, cibo e acqua ogni giorno.
MANI SULLA FACCIA Scoprii di
essere incinta. Era il figlio di una violenza che ricorderò per
sempre ma era anche mio figlio. Molte volte ho pensato di strapparlo
via da me. Poi ho capito che lui non aveva colpe e che uccidendolo
avrei ucciso anche una parte di me. Questo avrebbe rappresentato la
vittoria di tutte le violenze. Decisi di lasciarlo vivere e di
amarlo. Era mio, solo mio.
FOTO AMICHE Un giorno venni
trasferita vicino a Milano e grazie al programma di accoglienza
riuscii a trovare un modesto alloggio che condividevo con altre
ragazze tutte con una storia simile alla mia ma di paesi diversi .
PANCIONE Non conoscere la
lingua italiana mi impedì di avere relazioni sociali, di parlare dei
miei bisogni. Per molto tempo l’unico rapporto fu quello silenzioso
con il figlio che portavo in grembo.
FOTO PARCO CON BAMBINI Ero
un’estranea, lontana dal mio mondo che era sparito in un attimo.
C’era un parco bellissimo sotto casa dove molte mamme portavano i
loro bambini a giocare. Un giorno sentii il bisogno di andarci e
respirare un po’ di aria fresca.
FOTO SOLA Ma quando mi
sedevo su una panchina le persone mi guardavano con diffidenza. Io mi
accarezzavo il pancione e tenevo gli occhi bassi. Nessuno si
avvicinava. Ero sola.
RAGAZZO DELLA PANCHINA Un
giorno un decise di sedersi proprio vicino a me. E lo fece anche il
giorno dopo e poi ogni giorno accennando un sorriso. Io rispondevo
con un sorriso
FOTO ABBRACCIO CON RAGAZZO Io
e il ragazzo della panchina cominciammo a scambiarci qualche parola.
Avevo un po’ paura perché lo conoscevo da poco ma andò tutto
bene. Finalmente qualcuno con cui potevo comunicare e che riusciva a
capirmi.
.
MANO CON FOTO DELLA FAMIGLIA Non
volevo essere sola, i miei genitori erano lontanissimi e i miei
fratelli non li avevo più visti dal giorno in cui mi trasferirono a
Boushada. Il ragazzo della panchina era tutta la mia famiglia in quel
momento.
FOTO SALA PARTO Pianse a
lungo quando gli chiesi di assistere al parto di mia figlia.
Si , figlia!
non poteva che essere femmina.
L’ho voluta chiamare Esperanza Vittoria.
Lei potrà crescere senza dover fuggire ogni giorno.
FOTO RAGAZZO, BIMBA, FAUTAN Potrà
crescere senza conoscere quella violenza senza futuro che ho
conosciuto io.
FOTO MANI BIANCO NERO
21 aprile 2015
Sceneggiatura: Storia di Karim di Alice Borsani
Immagine passaporto/carta
d'identità.
● Bambini che giocano
● Padre e figlio nel campo
● Abbraccio prima della partenza.
.
Mi chiamo Karim e sono nato 17 anni fa
in Somalia. Sono in Italia ormai da un anno, ma nonostante abbia
cercato di integrarmi non sono mai riuscito a conquistare la fiducia
e il rispetto delle persone. Ho avuto un'infanzia difficile nel mio
Paese d'origine; sono il primo di sette fratelli e su di me
ricadevano le responsabilità della famiglia. Mentre gli altri
bambini del villaggio giocavano a pallone per le strade, mio padre mi
portava nei campi per insegnarmi il mestiere dell'agricoltore. I miei
genitori, una sera d'estate, decisero di consegnarmi tutti i loro
risparmi, le rinunce di una vita, i sacrifici sofferti e di lasciarmi
partire. -Spiccherai il volo- mi dissero -e ti costruirai una vita
migliore in un Paese dove non ti sentirai schiavo di nessuno.-
● Carta geografica dell'Africa con
percorso segnato.
● Cantiere edile.
● Ragazzo che dorme nel
sottopassaggio della stazione.
Attraversai interi Paesi e conobbi le
storie di donne e uomini che fuggivano da guerre, oppressioni e
schiavitù, con la speranza dipinta sui volti. Una notte arrivai a
Tunisi e qui mi imbarcai salutando la mia Africa, che divenne una
striscia luminosa in lontananza, un cielo stellato posatosi sul mare.
Sbarcai in Italia, in una piccola città di provincia, e certo non
trovai ciò che avevo immaginato.
Vivo in una stazione e lavoro come
muratore in nero senza nessuna tutela per gli infortuni. Di notte,
sui gradini della scala sotterranea, ripenso ai miei genitori e alle
loro speranze. Gli incubi mi tormentano, persone morte in mare,
uccise dalla promessa di una vita migliore.
● Lui cammina per il binario e la
gente lo guarda con disprezzo.
● Lui cammina per la strada e la
gente lo evita. Una mamma stringe
a sé il bambino.
● Lettera ai genitori.
Cammino per il binario; gli sguardi
della gente mi pervadono freddi come il ghiaccio e disprezzanti. Mi
giudicano senza conoscermi pensando che la mia diversità costituisca
un pericolo. Vado al lavoro indossando gli stessi vestiti di quando
sono partito e per le strade la gente mi schiva.
A volte, io e la mia famiglia ci
scriviamo delle lettere; dico loro che qui è tutto fantastico, un
mondo nuovo, diverso. Loro sono contenti e felici e questo è ciò
che importa. In Somalia, nonostante la povertà, ero sereno perché
avevo qualcuno su cui contare. Ora invece sono solo e infelice. Penso
che prima di giudicare l'altro sia necessario imparare a giudicare se
stessi. Fin quando non si affronteranno le proprie debolezze non si
riuscirà mai ad essere in pace con gli altri. La pace comincia da
ognuno di noi.
15 aprile 2015
17 marzo 2015
Concorso UNAR 2015 "Mettiti nei miei panni": indicazioni di lavoro
Scrivere la sceneggiatura :
Tempi : entro giovedì 19 marzo prima bozza, entro lunedì 23 marzo versione
definitiva.
Definire il soggetto : definire il soggetto con precisione; diamo due possibilità una storia o un fatto un episodio, è ovvio che il racconto per immagini della storia differirà dal racconto dell’episodio, per esempio se racconto una storia ci dovrà essere una voce esterna che integra le parti di racconto che necessariamente non potrò "far vedere" nel filmato.
Abbiamo deciso che la sceneggiatura sarà di max 10 inquadrature per un tempo max di 5 minuti.
È bene tenere presente che ogni inquadratura deve raccontare una parte della storia, e che chi guarda dovrà comprendere la storia solo attraverso le immagini che vede e le parole che ascolta. I dialoghi o il racconto parlato possono essere "a parte" rispetto alle immagini, questo semplifica il lavoro, altrimenti pensiamo che dovremo "recitare" come dei "veri attori".
Pensiamo anche mentre inventiamo e scriviamo la sceneggiatura che quello che scriviamo dovremo poi filmarlo perciò cerchiamo di essere realistici, non immaginiamo cose che poi non saremo in grado di realizzare, sforziamoci di immaginare come effettivamente sarà possibile realizzare quello che inventiamo, per esempio se pensiamo a un personaggio dobbiamo avere in mente chi poi farà quel personaggio : un compagno, compagna, amico, parente, conoscente etc., lo stesso per luoghi, oggetti, dialoghi etc..
Ricordiamoci che si può raccontare non solo attraverso parole, ma anche attraverso immagini, oggetti, musica.
Scrivere lo script seguendo le indicazioni date in classe e utilizzando i links sul sito e gli esempi allegati in fondo a questo post .
Definire il soggetto : definire il soggetto con precisione; diamo due possibilità una storia o un fatto un episodio, è ovvio che il racconto per immagini della storia differirà dal racconto dell’episodio, per esempio se racconto una storia ci dovrà essere una voce esterna che integra le parti di racconto che necessariamente non potrò "far vedere" nel filmato.
Abbiamo deciso che la sceneggiatura sarà di max 10 inquadrature per un tempo max di 5 minuti.
È bene tenere presente che ogni inquadratura deve raccontare una parte della storia, e che chi guarda dovrà comprendere la storia solo attraverso le immagini che vede e le parole che ascolta. I dialoghi o il racconto parlato possono essere "a parte" rispetto alle immagini, questo semplifica il lavoro, altrimenti pensiamo che dovremo "recitare" come dei "veri attori".
Pensiamo anche mentre inventiamo e scriviamo la sceneggiatura che quello che scriviamo dovremo poi filmarlo perciò cerchiamo di essere realistici, non immaginiamo cose che poi non saremo in grado di realizzare, sforziamoci di immaginare come effettivamente sarà possibile realizzare quello che inventiamo, per esempio se pensiamo a un personaggio dobbiamo avere in mente chi poi farà quel personaggio : un compagno, compagna, amico, parente, conoscente etc., lo stesso per luoghi, oggetti, dialoghi etc..
Ricordiamoci che si può raccontare non solo attraverso parole, ma anche attraverso immagini, oggetti, musica.
Scrivere lo script seguendo le indicazioni date in classe e utilizzando i links sul sito e gli esempi allegati in fondo a questo post .
Rispettare
scrupolosamente le indicazioni date : indicare luogo, tempo,
personaggi, scrivere con cura le inquadrature, i dialoghi etc., più
preciso e accurato è il lavoro di scrittura iniziale più
probabilità ci sono che il filmato riesca bene.
Scegliamo le soluzioni che ci semplificano la realizzazione del progetto, non siamo dei professionisti, cerchiamo anche di lavorare con "il materiale", luoghi, personaggi etc., che abbiamo facilmente a disposizione, puntiamo sulle idee, sul racconto di qualcosa di non banale.
Scegliamo le soluzioni che ci semplificano la realizzazione del progetto, non siamo dei professionisti, cerchiamo anche di lavorare con "il materiale", luoghi, personaggi etc., che abbiamo facilmente a disposizione, puntiamo sulle idee, sul racconto di qualcosa di non banale.
Girare il filmato :
Tempi : entro
lunedì 1 aprile.
Lunedì 23 marzo verrà
scelta la sceneggiatura da realizzare. Poi si passerà alla
realizzazione del filmato seguendo le indicazioni della
sceneggiatura.
Montare il filmato :
Tempi : entro
mercoledì 8 aprile.
Di questa ultima fase
del lavoro si occuperà un gruppo di studenti con maggiori capacità
tecniche, il filmato verrà sottoposto alla valutazione della
classe, e infine inviato alla giuria del concorso.
Buon lavoro e in bocca al lupo
Esempi di sceneggiatura
Titolo: Paolo e Francesca
Inquadrature:
6
In
ogni inquadratura non c’è dialogo
Musica:
“Ci vorrebbe un amico” di Antonello Venditti
I
INQUADRATURA (Durata 5 sec)
CLASSE
- GIORNO
Viene
inquadrata la lavagna dove c’è scritto ‘’ Divina Commedia
Canto V Paolo e Francesca’’.
Entra
in scena una mano, appartenente alla professoressa, che completa la
scritta.
Durata
musica: 00.05-00.10
II
INQUADRATURA (Durata 3 sec)
CLASSE
- GIORNO
La
camera inquadra la faccia del protagonista maschile mentre ‘’dorme’’,
appoggiando la testa sul banco, immaginando la sua dichiarazione alla
ragazza che ama.
Durata
musica: 00.11-00.14
III
INQUADRATURA (Durata 4 sec)
CLASSE
- GIORNO
Viene
inquadrata una mano maschile che passa una lettera ad una mano
femminile.
Durata musica: 00.15-00.19
IV
INQUADRATURA (Durata 6 sec)
CLASSE
- GIORNO
La
camera inquadra prima la parte finale della lettera, dove è scritto
‘’Ti amo Francesca, Paolo’’.
Poi
l’inquadratura si sposta verso l’alto, riprendendo prima un
sorriso femminile e poi gli occhi della ragazza.
Durata
musica: 01.18-01.24
V
INQUADRATURA (Durata 4 sec)
CLASSE
- GIORNO
Con
un effetto si passa dagli occhi della ragazza a quelli chiusi del
protagonista, che si aprono. Lui si gira (verso la ragazza).
Musica:
silenzio.
VI
INQUADRATURA (Durata 4 sec)
CLASSE
- GIORNO
Il
ragazzo si alza e porta al petto una lettera.
Durata musica:
03.50-04.02 (compresi titoli di coda).
P.S.
Abbiamo voluto dare molta importanza alla canzone, in particolare
alla frase
‘amor
che nullo amato, amore amore mio perdona’,
che
si collega alla scritta sulla lavagna e al nome dei due protagonisti
L’AEROPLANINO
Prima
inquadratura: Mattina,
siamo in classe; c’è un campo lungo dove si vede la classe e tutti
ascoltano guardando la prof di italiano che sta spiegando, però un
ragazzo ha la testa chinata.
Poi
passiamo zoomando, nella stessa inquadratura, ad un primo piano di
una ragazza in prima fila che è attenta alla lezione e guarda la
prof.
Seconda
inquadratura:
PPP
della ragazza che guarda la prof, a questo punto la ragazza si gira
(anche la telecamera)e vede il ragazzo che sta giocando con la carta.
Terza
inquadratura:
dall’alto
si vede il ragazzo che sta scrivendo qualcosa sul pezzo di carta, lo
piega creando un aeroplanino .
Quarta
inquadratura:
il ragazzo è zoomato e
la ragazza, dietro, è sfocata; il ragazzo lancia l’aeroplanino
che è indirizzato sia alla ragazza sia alla telecamera (come
messaggio anche per tutte le ragazze).
Quinta
inquadratura:
CL
con la prof di spalle; la prof indica il ragazzo il quale fa una
faccia sorpresa e perplessa, gesticolando con le mani. La prof si
alza, si avvicina alla porta, la apre come segno per fargli capire di
uscire. Nel mentre la ragazza apre l’aeroplanino che gli è appena
arrivato, poi si passa ad un PP del ragazzo che guarda la ragazza con
uno sguardo intenso, mentre sta uscendo.
Sesta
inquadratura:
dall’alto
si vede la ragazza che apre l’aeroplanino, lo apre e c’è la
scritta “sei l’unica persona che voglio con me anche quando
voglio stare solo”.
THE
END
02 marzo 2015
21 marzo Giornata mondiale contro il razzismo (anno 2015)
Questo il link del gioco: Gioca nei miei panni
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